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Mostra

"PINEROLO DEL RE SOLE"

La città più francese d'Italia - Archeologia e storia del XVII secolo

Chiesa di Sant'Agostino, Pinerolo
Via Principi d'Acaja

30 Settembre - 16 Dicembre 2001
Inaugurazione: Sabato 29 Settembre, ore 17
Orari: Sabato 15,30-19; Domenica 10-12 e 15,30-19

APERTURA PROROGATA FINO A FINE FEBBRAIO SOLO PER VISITE GUIDATE

Visite guidate per scuole e gruppi su appuntamento: tutti i giorni feriali, TEL. 0121794382


Questa mostra archeologica presenta il periodo storico durante il quale Pinerolo divenne terra di Francia nel XVII secolo.

L'evento è volto ad evidenziare, far conoscere e valorizzare le presenze monumentali della Pinerolo dell'epoca: mura, strade, chiese, conventi, case e fortificazioni, reperti ed oggetti che sono la risultante di una storia complessa di questo territorio di frontiera, nel quale l'avvicendarsi di dominazioni, eserciti e culture diverse hanno contribuito a forgiare le caratteristiche di una mentalità internazionale anticipatrice della dimensione europea.

La città ha fatto parte del territorio metropolitano francese per 120 anni complessivi: sotto Francesco I ed Enrico II, Luigi XIII e Luigi XIV, e durante l'era napoleonica, avvenimenti che hanno fatto di Pinerolo la città più francese d'Italia. Certamente il secondo periodo, compreso tra il 1630 ed il 1696, è quello che ha maggiormente determinato un fondamentale cambiamento del ruolo, dell'immagine e del tessuto della città.

Il Cardinale Richelieu che, sconfiggendo le truppe sabaude di Carlo Emanuele I, conquistò la città nel 1630, fece di Pinerolo, già definita "clé et rêne d'Italie", "chiave e briglia d'Italia", una delle più importanti piazzeforti di prima classe d'Europa. La fiorente città di sapore medioevale fu trasformata in una chiusa e possente fortezza, sovrastata da una munita cittadella, con grandi acquartieramenti di soldati e con tutte le conseguenze che ciò comportava sul piano urbanistico e della vita quotidiana.

Contemporaneamente all'arrivo dei francesi scoppiò a Pinerolo una terribile epidemia di peste, che dilagò in città per quasi tre anni uccidendo i due terzi della popolazione. Era la stessa gran peste che, infierendo in tutta l'Europa, seminando terrore, miseria e morte, nell'impotenza contro un nemico invisibile ed implacabile, fu descritta e resa popolare dal romanzo "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni.

I lavori di fortificazione di Pinerolo continuarono con il Cardinale Mazarino ed il ministro della guerra Louvois, sotto la direzione del più grande architetto militare dell'epoca, il marchese di Vauban. Sorsero attorno alla città nuovi poderosi bastioni e vennero costruite caserme, arsenali e depositi. Anziché espandersi, il centro abitato si restrinse per far posto alle opere difensive ed ai nuovi edifici militari; così antiche case, chiese e conventi furono demoliti, furono sopraelevati molti edifici ed altri sorsero, costretti entro la cinta muraria, invadendo orti, cortili e giardini.

Per volere del re Luigi XIV, il "Re Sole", la cittadella divenne una prigione di stato tristemente celebre, come la Bastiglia a Parigi. Nelle sue celle morirono, tra gli altri, Nicola Fouquet, ministro delle finanze e Gian Giacomo de Barillon, presidente del parlamento di Parigi. Furono rinchiusi, tra i più noti, il conte di Lauzun, maresciallo di Francia, ed il conte Enrico Mattioli, diplomatico del duca di Mantova.

Ma la maggior fama della Ville de Pignerol è legata alla presenza del misterioso, celeberrimo prigioniero definito da Voltaire "la Maschera di Ferro", la cui identità -rimasta ignota- è stata oggetto di testi, convegni e romanzi storici, tra cui quelli del citato Voltaire e di Dumas e, recentemente, ha costituito la trama del film statunitense con Leonardo Di Caprio nei panni del Re Sole.

Nel 1696, col trattato di Torino, la città venne restituita a Vittorio Amedeo II ed il Re Sole impose, come contropartita, la demolizione della fortezza. In tal modo la città perse l'aspetto imponente e marziale che l'aveva caratterizzata.

In quegli anni anche la parte del centro storico non coinvolta dalle fortificazioni si rinnovò e, negli isolati compresi tra le vie Sommeiller, Archibugieri di San Giorgio, San Giuseppe, Silvio Pellico e l'ultimo tratto di via del Pino, sorsero nuovi palazzi di pregevole fattura architettonica, ornati da portali monumentali, artistici balconi con ricche ringhiere barocche in ferro battuto ed eleganti e suggestivi cortili.
Nel corso del secolo Pinerolo vide anche ampliarsi la presenza degli ordini religiosi, con una nuova fioritura di chiese, conventi e monasteri.

Questa mostra archeologica intende documentare il grande patrimonio edilizio del XVII secolo ancora esistente e visibile in Pinerolo, nonostante le demolizioni antiche e recenti; come ad esempio l'Arsenale che è diventato il Palazzo di Città e le Caserme Francesi adibite oggi ad Uffici Giudiziari, dell'ASL10 e della Regione Piemonte.

La Chiesa di Santa Maria Liberatrice (detta popolarmente di Sant'Agostino perché originariamente officiata dai Frati Agostiniani), edificata come voto solenne alla Vergine per la liberazione della città da "fame, bello et peste", è il monumento che costituisce il simbolo della Pinerolo seicentesca ed è parte integrante della mostra.

Nella Chiesa sono esposti reperti d'epoca (cannoni, armi, oggetti d'uso, uniformi, ritratti, mappe, statue e dipinti), incisioni, plastici, modellini e rilievi, documentazioni degli scavi archeologici del Bastione di Schomberg e sulle ricerche alla Cittadella, notizie sulla peste, fotografie, documenti provenienti da vari archivi tra cui quello Storico di Pinerolo, della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell'Archivio di Stato di Torino e di Francia.