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INDICE PER ANNO
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Deserto del Namib: Spitzkuppe, Twyfelfontein, Adam and Eve, Brandberg
Mostra "African Pictograms", Arte Rupestre della Namibia Pinerolo, Italia, Palazzo del Senato (XIV sec.) Inaugurazione, 31 Agosto 1997 (da sinistra) Prof. Dario Seglie Direttore del Museo; Prof.Alberto Barbero Sindaco di Pinerolo Dr.Petter Johannesen Console di Namibia in Italia. |
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Namibia, Brandeberg - Tsibab Ravine
Namibia, Brandeberg - Grosse Dom Schlutch
Namibia, Twyfelfontein
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Nel 1996, durante lo svolgimento della spedizione internazionale in Namibia, organizzata da Shirley-Ann Pager,Presidentessa del SARARA e dell'IFRAO, in occasione della Conferenza Mondiale di Swapopmund, nel gruppo di dieci studiosi costituenti la missione, per visitare e studiare i principali siti di Arte Rupestre dei territori di Nord-Ovest, nacque l'idea di realizzare questa Mostra. Ogni notte, stretti attorno al fuoco del campo allestito tra deserto e savana, dopo una calda giornata di esplorazioni, sotto un cielo nerissimo -con le stelle australi splendenti come fari e la Via Lattea che è un fiume di luce- si discorreva e si discuteva dell'Arte Rupestre della Namibia, fino alle ore piccole.Eravamo tutti entrati nel clima emotivo generato da un ambiente stupendo e affascinante, ricco di contrasti estremi, abitato solo dagli animali che vedevamo o dei quali avvertivamo la presenza.
L'Arte Rupestre, che avevamo il privilegio di poter osservare in questi territori, è assolutamente straordinaria, per bellezza, qualità e quantità di documenti iconografici che sono giunti fino a noi sotto forma di petroglifi e pitture. Questo grande patrimonio archeologico, tra i più importanti a livello mondiale, è fondamentale per conoscere la preistoria dell'Africa australe, un sub-continente dove la documentazione scritta, i resti monumentali, le epigrafi, scarseggiano o sono di epoca relativamente recente, sebbene sia la terra ove si è trovata la culla della più antica Umanità.
L'Arte Rupestre è -purtroppo- un reperto fragilissimo, vulnerabile, che può corrompersi e scomparire con estrema facilità. Infatti bastano poche variazioni climatiche ed un modesto cambiamento di fattori ambientali per distruggere l'unica testimonianza che l'attività psichica umana ha proiettato sulle superfici rocciose negli ultimi trenta millenni. Naturalmente a queste cause naturali che -in genere- hanno una dinamica lenta, si devono aggiungere quelle dovute all'azione antropica, inconscia o deliberata. L'azione alteratrice ad opera dell'uomo ha una eziologia che ricorda la virulenza di una epidemia di peste per quanto riguarda gli effetti distruttivi e la rapidità della diffusione del contagio. Vandalismi più o meno inconsapevoli sono procurati da flussi turistici nei quali le persone non sono educate alla comprensione ed al rispetto del patrimonio storico e sovente non sono neppure adeguatamente controllate dalle guide, quando ci sono. Poi vi sono i tentativi di asportare i reperti, a scopo di souvenir o per furto e commercio antiquario. Altri danni notevolissimi possono essere causati dallo sfruttamento economico dei siti, ad es. per cave o miniere, o per la costruzione di infrastrutture come strade, ponti, dighe, argini, etc.
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