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DE PETROGLYPHIS GALLAECIAE

Catalogo della Mostra Internazionale

Arte Rupestre, Archeologia e Paesaggio - Galizia, Spagna

Dall'introduzione di : Dario Seglie e Piero Ricchiardi

El Camino da Pinerolo a Santiago de Compostela, trenta anni fa.

Il CeSMAP di Pinerolo, Centro Studi e Museo d'Arte Preistorica, era stato fondato nel 1964 per proseguire gli studi archeologici nel territorio delle Alpi Occidentali e nel Pinerolese che erano iniziati fin dal secolo precedente ad opera di studiosi dell'Accademia Reale delle Scienze di Torino, ed in particolare da Bartolomeo Gastaldi e da Ferdinando Gabotto dell'Ateneo torinese, da Ernesto Bertea, delegato per la cultura della Città di Pinerolo, da Alfredo D'Andrade, il lusitano regio Soprintendente ai monumenti del Piemonte, e proseguiti nel '900 da Piero Barocelli, Soprintendente alle Antichità del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e da Silvio Pons dell'Istituto Italiano di Preistoria.

Le direttive generali e di studio del CeSMAP furono impresse dal Barocelli, decano degli archeologi italiani, da Carlo Carducci, Soprintendente Archeologico regionale e da Diego De Castro, professore all’Università di Torino e direttore dell’Istituto Statistico Nazionale di Roma.

L'esigenza di aprirsi ad una dimensione di studio continentale si era subito manifestata a Pinerolo, per meglio contestualizzare e capire un fenomeno caratteristico ed arcaico dell'arco alpino: l'Arte Rupestre, oggetto specifico e settore di specializzazione e di ricerca archeologica del CeSMAP.

Da allora ad oggi, la competenza ed il campo d’azione del Centro pinerolese sono stati in continua espansione, sia sul territorio delle Alpi Occidentali sia nei quattro angoli del mondo; nel 1988 a Darwin in Australia ha partecipato alla fondazione della Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Arte Rupestre, l’IFRAO, che è ora il più alto ed autorevole forum mondiale per l’ Arte Rupestre e l’Archeologia Cognitiva. Nel 1995 il CeSMAP ha organizzato, sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e con gli auspici della Federazione, il primo Congresso Mondiale di Arte Rupestre IFRAO in Europa, a Torino, al Castello Reale del Valentino; si è occupato anche –in quella circostanza, come Presidenza dell’IFRAO- di promuovere mozioni ed azioni internazionali ed in ambito UNESCO, che hanno contribuito in modo determinante al salvataggio dell’area di arte rupestre paleolitica di Foz Côa in Portogallo, minacciata di essere sommersa dalla costruzione di una diga per usi idroelettrici. Il CeSMAP, a riconoscimento del suo grande impegno internazionale, è stato designato quale Ufficio di Rappresentanza IFRAO-UNESCO, presso la Direzione Generale di Parigi, fin dal 1995.

Tornando agli inizi, nel 1964, '65 e '66, per assecondare la vocazione internazionale di studio, si erano attuate tre Missioni archeologiche in Val Meraviglie e Val Fontanalba, al Monte Bego, nelle Alpi Marittime Francesi, in accordo con la Soprintendenza di Aix-en-Provence ed in connessione con le ricerche condotte in precedenza da Carlo Conti e da Giuseppe Isetti dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri.

Nel 1967 la Missione del CeSMAP aveva lavorato in Svezia, in collaborazione con Åke Fredsjö, Soprintendente alle Antichità del Bohuslän.

In queste Missioni si erano attuati rilievi e documentazioni, anche con calchi tridimensionali, sperimentando nuove procedure e metodi di lavoro sul campo che avevano avviato quella che diventerà la collezione internazionale di Arte Rupestre più rappresentativa a livello globale.

In quegli anni iniziali di grande slancio per le ricerche, il Presidente del CeSMAP Cesare Giulio Borgna aveva saputo suscitare entusiasmo e spirito di scoperta nell'équipe degli studiosi pinerolesi. Doti umane che gli erano peculiari e che derivavano anche dalla sua esperienza di Comandante Partigiano durante la Resistenza ai nazi-fascisti nella seconda guerra mondiale, militando in Val Camonica, proprio nel sito delle Alpi che sarebbe poi diventato la prima area di Arte Rupestre ad essere inserita nella World Heritage List dell'UNESCO.

In quegli anni ’60 la Galizia -regione montuosa del Nord-Ovest della Spagna- cominciava ad assumere notorietà internazionale per l'archeologia e per l'Arte Rupestre, sia per la vastità dell'area interessata, sia per la lunghezza dell'arco temporale coperto dai petroglifi, sia per la ricchezza iconografica, tematica ed anche estetica dei segni incisi nel granito galiego.

Pertanto a Pinerolo decidemmo di avviare una Missione di ricerca sull'Arte Rupestre in quell'estremo lembo di Europa che si affaccia sull'Oceano Atlantico.

Un libro che avevamo consultato, e che aveva dato il massimo impulso all'avvio del progetto, era stato il Corpus Petroglyphorum Gallaeciae, pubblicato a Santiago de Compostela nel 1935 da Ramón Sobrino Buhigas, opera che ancora oggi, a distanza di circa 70 anni, conserva intatto il suo altissimo valore di documentazione rigorosa e metodologicamente corretta; un caso veramente emblematico e raro di maestria archeologica nel campo dell'Arte Rupestre.

Un altro testo che ci aveva stimolato era stato Arte Rupestre nelle Regioni occidentali della Penisola Iberica , libro che era stato affidato per la correzione delle bozze ad uno dei sottoscritti (d.s.) dall’ autore Emmanuel Anati.

Furono presi contatti con gli studiosi dell'Università di Santiago de Compostela e del Museo di Pontevedra: Borgna realizzò il primo sopralluogo in Galizia nel 1969, diresse la Missione del 1970 e ne compì una terza nel 1971.

La Missione 1970 del CeSMAP di Pinerolo fu sostenuta dall'aiuto della Presidenza delle Industrie RIV-SKF che misero anche a disposizione un mini-bus FIAT 850 per il viaggio e per il trasporto delle attrezzature archeologiche da campo. Essa fu la più importante delle tre Missioni realizzate per la grande mole di lavoro svolto, risultato conseguito grazie alla alta competenza dell'équipe che era composta da sette italiani (Cesare Giulio Borgna, Giovanni Bessone, Raffaele Fontanini, Edoardo Gilardi, Tere Grindatto, Piero Ricchiardi, Dario Seglie) con la collaborazione di tre spagnoli (Fermin Bouza-Brey Trillo, Direttore del Seminario de Estudos Galegos, José Filgueira Valverde, Direttore del Museo Provinciale di Pontevedra , Manuel Carlos Garcia Martinez dell’Università di Santiago de Compostela).

Quale punto focale principale fu scelto il villaggio di Campo Lameiro, in provincia di Pontevedra, situato al centro di un territorio ricchissimo di Arte Rupestre, con base logistica installata nella locanda gestita dalla famiglia di Rafael Lago Novas, Sindaco del piccolo Comune montano.

L'incontro con D. Fermin in Santiago fu memorabile: subito si sprigionò una sincera amicizia -che perdurò nel tempo- tra noi e l'anziano poeta ed archeologo, vero punto di riferimento dei galieghi che inneggiavano alla libertà, rivendicando l'identità della loro antichissima regione, in un periodo non facile ancora caratterizzato dal centralismo franchista.

Altrettanto indimenticabili furono le serate passate nella sua residenza a parlare di arte rupestre e di filosofia o a passeggiare per Santiago fino a tarda notte, esplorando tutte le cantine, attorno alla celebre Cattedrale, che offrivano la degustazione di un copo de clarete, de blanco o de tinto, magari con i mariscos, come alla locanda "Tacita de Oro" dove, con gli universitari, si cantavano canzoni goliardiche –diffuse ed uguali in tutta Europa fin dal Medioevo- che parlavano di amori perduti e di libri impegnati dagli studenti al Monte di Pietà.

A Pontevedra, al Museo di D. José, tenemmo anche conferenze pubbliche con una piccola mostra dei risultati che l’èquipe del CeSMAP andava raccogliendo a Campo Lameiro.

I lavori archeologici sul terreno erano di vari tipi, attuati secondo le più avanzate metodologie dell'epoca; iniziavano con la verifica dello stato di conservazione geo-minaralogico e litotecnico della superficie rocciosa, a volte ingombrata da detriti minerali e vegetali che potevano alterare la percezione dei petroglifi, quindi si procedeva al trattamento oggettivo bicolore delle aree da studiare (giallo e nero, per ottenere il massimo contrasto ottico, secondo la sperimentazione del CeSMAP di Pinerolo che aveva modificato il metodo -bianco e nero- usato dal CSP in Valcamonica) ed al successivo rilevamento delle incisioni su grandi fogli di polietilene trasparente, mediante pennarelli colorati indelebili. In alternativa venne anche usato il sistema "svedese" di coloritura diretta delle sole parti incise dei petroglifi, procedura meno precisa e più arbitraria, ma di esecuzione molto più rapida. I calchi tridimensionale erano effettuati con un metodo ideato da Borgna e sperimentato e messo a punto dal CeSMAP: il metodo detto della "lastra plastica" che consentiva di ottenere fedelissime matrici negative delle superfici rupestri incise, collocabili in contenitori metallici per il trasporto in laboratorio.

Dal 1972, a seguito di una ampia sperimentazione, il CeSMAP sostituirà il metodo per i calchi tridimensionali con un altro metodo più avanzato: l' "SRB System" che si avvale di resine termoplastiche, in grado di dare risultati straordinari per la qualità ed ampiezza delle matrici ottenibili e per la razionalità ed economicità operativa di impiego.

Ovviamente, la documentazione fotografica e la schedatura completavano i lavori sul campo.

Al rientro in Italia, nei laboratori del CeSMAP a Pinerolo, furono realizzate le repliche positive in gesso dalle matrici negative dei petroglifi della Galizia, che risultano ora essere l'unica collezione tridimensionale esistente, vero vanto del Museo d'Arte Preistorica di Pinerolo.

In particolare, Cesare Giulio Borgna, dopo la Missione del 1971, ricompose in un unico calco tridimensionale tutta la superficie della celebre roccia incisa detta Laxe dos Cebros.

Nel laboratorio del CeSMAP i rilevamenti originali dei petroglifi fatti sui fogli di polietilene venivano copiati su carta da lucidi con penne ad inchiostro di china ed anche ridotti in scala 1:8 con l’uso del pantografo ad aste articolate per disegno.

Da questi documenti, estremamente rigorosi e precisi, si potevano ricavare copie a disegno col procedimento eliografico di copisteria. Alla fine del lungo ed impegnativo lavoro, i disegni erano pronti per lo studio e per il museo.

In quel periodo gli studiosi pinerolesi della Missione pubblicarono alcuni articoli sui petroglifi galieghi: Giovanni Bessone, Piero Ricchiardi e Dario Seglie, 1972. Figure antropomorfe scoperte a Cequeril, Galizia, Spagna, in Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici, N. 8, Capo di Ponte; Cesare Giulio Borgna, 1973. Studio metodico-cronologico del repertorio di sculture preistoriche della zona di Fentans, Galizia, Spagna. In Quadernos de Estudios Gallegos, XXVIII, N. 84; Raffaele Fontanini in Garcia Martinez, M.C. y Fontanini, R. 1971. El conplejo inscultorico rupestre de Paredes en Campo Lameiro (Pontevedra). In Quadernos de Estudios Gallegos, XXVI, N. 82.

Manuel Carlos Garcia Martinez, nella sua opera "Arte Rupestre en Campo Lameiro", pubblicata nel 1973 dalla Caja Rural Provincial de Pontevedra, dichiarava che il Centro Studi d’Arte Preistorica di Pinerolo, con i lavori del 1969, 70 e 71 ai quali egli aveva partecipato, aveva realizzato il più completo studio -fino ad allora svolto- dei petroglifi della zona.

Dal 1972, anno dell’apertura a Pinerolo del Museo di Arte Preistorica, gli sforzi furono –per molti anni- assorbiti dal servizio culturale di questo nuovo Museo Municipale (di Archeologia ed Antropologia) della Città di Pinerolo.

Un risveglio di interesse per le tematiche galieghe fu causato dall’incontro -a Cochabamba in Bolivia nel 1997 in occasione del Congresso Mondiale IFRAO di Arte Rupestre- della Delegazione Italiana del CeSMAP (formata da Dario Seglie, Piero Ricchiardi, Mauro Cinquetti, Giorgio Dell’Erba) con la Delegazione Spagnola (formata da José Manuel Hidalgo Cuñarro, Pablo Novoa Alvarez, Fernando Magdalena del Museo di Vigo e da José Antonio Lasheras direttore di Altamira); durante le lunghe escursioni ai siti boliviani di Arte Rupestre e di cultura Inca, attuate insieme, si parlò a lungo della vecchia collaborazione Piemonte-Galizia; si parlò dell’organizzazione di un Congresso Europeo da tenersi nel 1999 a Vigo in Spagna e della opportunità di riprendere la antica fraterna collaborazione sul campo.

Durante il 1999, Dario Seglie era stato invitato in Galizia, anche nel suo ruolo di IFRAO-UNESCO Liaison Officer, a co-presiedere il Congresso di Arte Rupestre; in quel periodo si attuò anche una breve Missione di studi che comprese la zona di Vigo, e la già ben nota area di Campo Lameiro, attuata insieme a Emilio Ballestreros Casal, Fernando Javier Costas Goberna, Josè Manuel Hidalgo Cuñarro, Pablo Novoa Alvarez.

Dario Seglie, discusse a lungo le tematiche regionali con i colleghi spagnoli Javier Costas, Ramon Fabregas, Lolo Santos e Antonio de la Peña, i quali proposero al CeSMAP di organizzare, nel 2000, una grande Mostra Internazionale sull’Arte Rupestre della Galizia a Pinerolo. L’idea fu accolta con entusiasmo dalle autorità pinerolesi e piemontesi e fu confermata dalla Direzione del CeSMAP, che decise così di porre mano ai materiali delle Missioni in Galizia che ormai da trenta anni giacevano negli archivi e nei depositi.

Da un punto di vista personale ed affettivo, gli scriventi non possono nascondere l’emozione che ha procurato il rimettere mano alle fotografie e diapositive, ai calchi, alle chine, frutto oltre che dell’attività sul campo, di lunghe ore passate in laboratorio; è stato un nostalgico ma anche corroborante tuffo nel passato che ha fatto rivivere un piacevole –anche se faticoso- arco di tempo risalente a circa trenta anni fa, un periodo non piccolo nella vita degli uomini.

Quindi l’evento che si apre con la Mostra e col Catalogo "De Petroglyphis Gallaeciae", volume che espressamente richiama il titolo del famoso Corpus sobriniano del 1935, dedicato doverosamente a tre Maestri scomparsi, Sobrino Buhigas, Bouza.Brey e Borgna, costituisce un viaggio nella memoria e nella storia della ricerca scientifica, oltre che un aggiornamento sullo stato delle ricerche dell’Arte Rupestre della Galizia. E’ poi con affettuosa riconoscenza che sottolineiamo la splendida collaborazione tra noi e gli amici galieghi: Rino (Javier), Ramon, Lolo ed Antonio, grazie ai quali la Mostra ed il Catalogo sono una grande realizzazione scientifico-culturale concreta e positiva, propositiva e rispettosa dell’autonomia di tutte le personalità coinvolte, come è tradizione nella comunità internazionale che si occupa del progresso incessante della ricerca.

Le Rias Bajas, i boschi di conifere, i carri con le ruote lignee piene tirate dai buoi, i granai di pietra, le case costruite con blocchi "megalitici" non sono più –oggi- gli elementi tradizionali del paesaggio galiego; ad esempio, le estese piantagioni di eucalipti, il fuoco dei boschi, il sottobosco inestricabile stanno aggredendo i siti di Arte Rupestre, pregiudicandone gravemente la conservazione e la fruizione culturale. Un’area che ha le caratteristiche per essere candidata all’inserimento nella World Heritage List dell’UNESCO, sta subendo un grave attacco, non solo dai cavatori di granito che "affettano" la montagna anche in presenza di petroglifi, ma dalla scarsa attenzione che i responsabili del Patrimonio Artistico-Storico danno a siti che, per la loro importanza e bellezza, appartengono all’Umanità intera.

Anche con questa Mostra che pensiamo debba essere riallestita in altre parti del mondo, ed in primis in Galizia, e con la diffusione internazionale di questo Catalogo, pensiamo di aver attivato una linea di intervento positivo che tenti di sbloccare la situazione di stallo che caratterizza la presente situazione di questa impareggiabile area del Nord Ovest della Spagna.

Dalle rupi scolpite che guardano la infinita distesa dell’Oceano Atlantico, da Vigo a Pontevedra, fino a Santiago, dalla religiosità della Preistoria fino ai pellegrinaggi europei verso Compostela, la Galizia si conferma terra di portento.

 

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Supplemento a: "Survey", periodico internazionale del CeSMAP – Aut. Trib. Pinerolo, n.1, 1985

 

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